I Social Media dopo il Facebookgate - Impossibile Tornare Indietro?

Come difendere la privacy ai tempi del Facebookgate

In questi giorni di Facebookgate, c'è chi incomincia (o rincomincia) a riflettere sul nostro rapporto con i social media.

Questa volta, si è trattato di propaganda politica (forse nemmeno tanto efficiente): ma in futuro?

Potremmo ritrovarci bombardati on- e off-line da pubblicità o messaggi di altro tipo, calibrati sulle nostre preferenze, anche quelle più personali?

Se condividere frammenti di vita, idee, progetti, amicizie su Facebook e soci porta con sé il rischio - peraltro abbastanza ovvio - di non poter più aver voce in capitolo su da chi, come e perché questi possano essere usati, non sarebbe forse meglio farne a meno e tornare indietro?

Una scelta drastica, certo, ma legittima.

Ma si tratta di una strada davvero praticabile?

Prima di tutto, come ci ricorda un ottimo articolo comparso su Rivista Studio, l'opzione #deletefacebook, per quanto confortata dagli esempi eccellenti di Brian Acton ed Elon Musk, non rimuove del tutto il pericolo di ritrovarsi "schedati": i vecchi dati, infatti, restano, e Facebook ha di sicuro le capacità di interpolare le informazioni mancanti con algoritmi adeguati


Non solo: vista la pervasività della creatura di Mark Zuckerberg, che ormai conta due miliardi di utenti in tutto il Mondo, quante probabilità ci sono che dire addio alla piattaforma metta a repentaglio i nostri rapporti con amici o parenti lontani, colleghi, collaboratori, potenziali datori di lavoro o soci in affari?

Si tratta di una perdita non da poco, che non tutti i business potrebbero sentirsi (o permettersi) di affrontare a cuor leggere.

Insomma, una volta dentro, è difficile uscirne senza conseguenze (sempre che non si sia Musk, ovvio!).

Ma allora un account su Facebook è una "condanna a vita"?

Be', no, non necessariamente; l'importante però, è adottare alcune regole di buon senso per gestire il nostro rapporto con i social in modo più attivo:


1 - Condividere solo quello che non avremmo problemi a dire in pubblico

Può sembrare una banalità, ma a giudicare dalle disavventure di tanti utenti non lo è.

Se vogliamo, possiamo considerarlo un piccolo test a cui sottoporre ogni nostro nuovo status, prima di premere “posta”.

Basta domandarsi: è qualcosa che farei sapere tranquillamente a chiunque?

Ad esempio, direi che avvisare mezzo mondo del fatto che saremo fuori casa per due settimane non è una grande idea; i malviventi di tutt'Italia ringrazierebbero, però!

Idem per quanto riguarda orientamenti politici, religiosi, sessuali o di altro genere che potrebbero metterci nei guai (o semplicemente in imbarazzo) con familiari, datori di lavoro, eccetera.

Per dire, voi rischiereste di ritrovarvi la casella di posta che condividiamo con il resto della famiglia intasata di pubblicità di eventi BDSM (bondage, dominazione, sadomasochismo)?

Il concetto è chiaro: se non volete rischiare di vedere i vostri segretucci sbandierati ai quattro venti, non ditelo a nessuno – nemmeno a Facebook.


2 - Usare solo i canali che riteniamo necessari 

Se ci rendiamo conto che una data piattaforma non contribuisce granché alla nostra vita o al nostro business, forse è il caso di lasciarla perdere.

Perché rischiare di disperdere energie (e informazioni anche riservate) anche in vicoli ciechi?

Meno canali usiamo, meglio è: l'importante è individuare quelli più efficaci per i nostri scopi e attuare un'energica potatura.


3 - Postare solo lo stretto necessario

Soprattutto se usiamo i social network solo a scopo professionale, è meglio mantenere la propria linea di comunicazione il più possibile “neutra”.

Il che non significa limitarsi a postare asettici contenuti promozionali, quanto piuttosto evitare di lasciar trapelare troppi dati personali.

Per dire, perché dovrei informare Facebook delle mie tendenze politiche, se tutto ciò che voglio da lui è solo un po' di visibilità per il mio studio legale o per la mia web agency?

Curiamo un piano editoriale ben fatto, e atteniamoci ad esso.


4 - Non mettere tutte le uova in un solo paniere

Usare ad esempio Facebook per svago e Twitter per promuoversi?

Potrebbe essere una buona idea, soprattutto se prendiamo la saggia decisione di non connettere fra loro i nostri vari account social (a meno che non sia strettamente necessario).

In questo modo, nessuno dovrebbe riuscire ad ottenere ogni tessera del puzzle, per così dire.


5 - Un'idea ardita: “confondere le acque”

Ebbene sì – è proprio quello che sembra: postare, di tanto in tanto, qualcosa che sia in netto contrasto con il nostro modo di essere.

Sembra una sciocchezza?

Può darsi, ma intanto vendiamo più cara la pelle.

E poi, l'idea di mandare in tilt i piani alti dei vari social e i loro algoritmi sbalordendoli con aggiornamenti demenziali o con prese di posizione politiche ambivalenti (in realtà piuttosto comuni, a meno che non siate fedeli al 100% ai vostri partiti di riferimento) mi diverte assai.


Insomma, illudersi ancora che i social network ci regalino informazione, occasioni di business e intrattenimento gratia e amore Dei senza pretendere nulla in cambio è piuttosto naif, oltre che rischioso – ma questo non significa che ci si debba rassegnare a vedere i nostri dati personali sacrificati al dio dollaro.

Quello che possiamo fare, è essere più accorti, pensare prima di postare...

...e sperare che questa volta la lezione del Facebookgate sia servita non solo a noi, ma anche a chi di dovere.

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