Twitter - non sfamiamo i "morti di fama"!


Un dei momenti più importanti della mia routine mattutina è l'accesso a Twitter.

Guardo cosa stanno facendo i miei contatti, se hanno condiviso qualcosa di interessante; controllo le notifiche e i messaggi; penso a cosa vorrei scrivere.

Ma, soprattutto, do una scorsa agli argomenti in tendenza.

E qui, spesso, si ripete lo stesso copione.

In genere:
  1. Noto un nome famoso (artista, politico, giornalista) al primo posto;
  2. Clicco sul relativo hashtag;
  3. Scopro come mai se ne parla;
  4. Non di rado, riguarda qualcosa di controverso/stupido/oltraggioso detto o fatto da costui;
  5. Leggo qualche tweet;
  6. Mi rendo conto che almeno il 50% di essi arriva da feroci critici della persona in questione.
Ed è proprio quel 50% a perplimermi.

Mi spiego: quando si tratta di un episodio occasionale, sono comprensibili la curiosità, lo stupore, l'indignazione, l'istinto di dire la propria...

...ma quando si tratta di personaggi già noti per le loro "sparate" di vario genere, le cui opinioni e/o intenzioni sono già ben note (il che avviene sette-otto volte su dieci), ha davvero senso reagire così?

In pratica - se già so che l'intenzione di quell'artista, politico o giornalista è proprio quella di scatenare l'ennesima polemica per raccattare due click e altri cinque minuti di notorietà, per farsi bello agli occhi dei propri sostenitori, perché dovrei agevolargli il compito?

In fondo, su Twitter non c'è differenza fra un "bravo, avanti così" e un "sei uno s..." - più se ne parla, più altri sono spinti a parlarne, in un circolo vizioso che può mantenersi in vita anche per ore, facendo fare i salti di gioia al nostro provocatore.

Cosa succederebbe se invece, al posto del solito thread chilometrico, ci limitassimo a pensare "ah, sì, le solite scemenze di Tizio" e passassimo subito ad altro, senza sprecare un secondo e un tasto di più?

Molto probabilmente la bolla si sgonfierebbe subito, e il mitomane si ritroverebbe fuori dai giochi nel giro di pochi minuti - proprio ciò che teme di più.

In fondo, basta poco per disinnescare l'ordigno, per smontare questi trucchetti da quattro soldi per vendere un album o un paio di quotidiani in più.

Sia chiaro, non voglio dire che in molti casi lo sdegno degli internauti non sia giustificato, o che non si debba reagire ad atti o affermazioni opinabili o persino pericolosi - ma quando ci si indigna allo stesso modo per tutto, anche le nostre reazioni perdono in qualche modo valore, si riducono ad una bagarre senza importanza.


Insomma, combattiamo i mostri - ma non regaliamo visibilità gratuita ai tanti "morti di fama" che usano la Rete come terreno di caccia.

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