"Soffrire" sui Social serve?


Diciamo la verità - sui social media, spesso e volentieri, non sempre interagiamo solo con persone che ci piacciono e con cui andiamo d'accordo.

D'altra parte, non può che essere così, dal momento che il cosiddetto "popolo dei social" di fatto corrisponde in buona parte al "popolo" tout-court: su Facebook c'è anche l'ex-compagno di scuola antipatico, su LinkedIn il collega che non sopportiamo, su Instagram l'influencer viziato, su Twitter il politico che mai e poi mai vorremmo veder vincere o rivincere alle prossime elezioni...

...ci siamo capiti!

Per fortuna, direte in molti, la maggior parte delle piattaforme mette a disposizione degli strumenti per evitare contatti sgraditi: filtri, segnalazioni, blocchi... e chi più ne ha più ne metta.

Certo, e in alcune situazioni (ad esempio nei casi di cyberbullismo) possono essere molto utili.

Ma davvero bloccare o ammutolire chi ci disturba è sempre la scelta migliore?

Voglio dire - se l'esigenza di difendersi dai troll e dai bulli è più che comprensibile, come dovremmo comportarci con chi semplicemente ci irrita per via delle sue idee o del suo modo di porsi, pur non avendo intenzione di attaccarci direttamente?

Ecco, credo che questa sia una domanda interessante.

Da quanto ho visto frequentando diversi social network, due sono le principali "scuole di pensiero" in proposito:
  • La propria esperienza come utenti è la priorità: per molte persone, frequentare i social è essenzialmente un'attività di conversazione ricreativa - si dà un'occhiata a cosa fanno gli amici, si chiacchiera con chi condivide le nostre opinioni, eccetera; e, dopo una lunga giornata di lavoro, l'ultima cosa che si desidera è lasciarsi scappare un commento al napalm contro chi ci irrita con il suo punto di vista sui vaccini o sull'ultimo fatto di cronaca, con il rischio di generare un thread chilometrico... meglio cliccare su "mute" e non vedere più quella faccia, non leggere più quegli status che ci fanno uscire dai gangheri. Questa, ad esempio, è un'idea molto diffusa fra gli iscritti a Quora, soprattutto fra quelli che vantano il maggior numero di follower.
  • I social come luogo di discussione e informazione: se non si hanno le idee chiare su un certo argomento, o se si vuole provare a ragionare con chi la pensa diversamente, Facebook & co. sono il posto giusto - lì si possono sentire suonare tutte le "campane", e vedere in azione i vari schieramenti in lotta. Ogni tanto l'impulso di mandare qualcuno a quel paese si sente, ma lo scopo è cercare di capire cosa stia succedendo, di comprendere gli argomenti di tutti.
Per come la vedo io, nessuna delle due scelte è giusta o sbagliata - e in effetti, forse la maggior parte degli utenti si ritrova in qualche modo nel mezzo, mostrandosi più disponibile a dibattere su alcune questioni e più intransigente su altre.

Allo stesso tempo, sento che mantenere uno spiraglio di dissenso nella propria "bolla" digitale non sia un male, anzi - il confronto con chi la pensa diversamente può almeno. aiutarci a studiare di più e ad argomentare meglio. 

Al momento, mi sento più vicino all'atteggiamento del secondo gruppo, ma, come ho detto, ognuno di noi ha i propri limiti, le proprie "linee rosse" da non far oltrepassare.

Insomma, viva i filtri, se chi li usa vive meglio la propria vita virtuale - purché non si finisca in una echo chamber.

E voi, che rapporto avete con blocchi e filtri? Avete il ban facile? :)

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