L'Arte del Dubbio Positivo


Qualche giorno fa, in una discussione sulle Elezioni presidenziali francesi, mi è stato rimproverato di spaccare il capello in quattro ed otto.

Il motivo?

Pur non criticando il candidato "promosso" dall'articolo (e dal mio "accusatore"), mi riservavo di attendere prove più concrete del suo effettivo valore, cercando allo stesso tempo di individuare le ragioni dietro al successo riscosso dall'altro pretendente all'Eliseo.

In questo modo però, secondo il mio interlocutore, ci si condanna all'impotenza.

Ma è davvero così?

Per quanto mi riguarda, credo di no - e per due buoni motivi:


1 - Le convinzioni devono guidarci, ma non sono dogmi

Gli esseri umani cambiano, le circostanze cambiano, noi stessi cambiamo, oppure scopriamo nuovi lati di persone e situazioni che credevamo di conoscere bene.

A volte le strade si separano, a volte in maniera graduale e quasi indolore, ma più spesso in modo traumatico (purtroppo).

Allo stesso tempo, le novità incalzano e richiamano a gran voce la nostra attenzione.

Questo è sempre stato vero - ma negli ultimi anni lo è ancora di più.

Se le cose stanno così, è davvero un crimine non permettere che le nostre idee diventino dogmi al di là di ogni dubbio?

Certo, non è giusto restare sempre alla finestra, possiamo e dobbiamo (o almeno dovremmo!) agire sempre in base alle nostre convinzioni; sempre però tenendo bene a mente che ciò che per noi è giusto in una data situazione potrebbe non esserlo per altri in un contesto differente.

Sono relativista?

In buona parte sì, e senza troppi imbarazzi, devo dire - perché ho imparato sulla mia pelle che i principi inderogabili al 100% e gli atti ad essi conseguenti vivono bene solo sui libri o nell'Iperuranio di Platone; altrove, si scontrano con la complessità (e le necessità) della vita quotidiana.


2 - Il coraggio di guardare al di là della barricata

In ogni confronto politico, noi vediamo essenzialmente due (o più) candidati - impariamo i loro nomi, riconosciamo i loro volti, leggiamo i loro programmi.

E ad un certo punto, è fin troppo facile vedere il tutto come un duello, e dimenticare che dietro a ognuno dei contendenti, ci sono persone mosse da motivazioni anche molto diverse da loro.

Ed è fra di loro che si vince o si perde la partita: chi sono questi elettori? Perché non sostengono colui/colei che io sostengo?

Cosa li spinge nel campo avverso?

Discostarsi almeno un po' dal proprio punto di vista, dalle proprie certezze, aiuta ad abbattere gli stereotipi, ad alimentare il dialogo... e magari a trovare soluzioni comuni, chissà!


Ecco insomma, quel Dubbio Positivo che mi sforzo di coltivare ogni giorno, anche con l'aiuto delle persone con cui mi confronto ogni giorno sui social media.


E voi, quanto siete "dubbiosi"?

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